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Il significato della trasgressione in adolescenza

Il significato della trasgressione in adolescenza

L’adolescenza, si sa, è quella fase di transizione dall’infanzia all’età adulta la cui caratteristica intrinseca è la trasgressione. Sovvertire le regole e violare l’ordine costituito fa parte dell’esperienza tipica di un adolescente.

Nell’articolo NO ai sensi di colpa! ho affrontato il tema dell’aggressività dei figli adolescenti, considerando gli aspetti provocatori parte integrante di questa fase del ciclo di vita ed espressione della ricerca inconscia di un genitore che sappia definire dei limiti con fermezza.

Tale atteggiamento di ribellione, benché stia stretto ai genitori, è una tappa obbligatoria nel percorso di crescita di ciascun individuo, in quanto segna il passaggio da una condizione di eteroregolazione (regolazione da parte degli altri) ad una di autoregolazione, dove si inizia ad esercitare un controllo sulla vita in prima persona, facendo le proprie scelte autonome e prendendo le proprie direzioni di fronte a bivi e situazioni che si fanno sempre più articolate e complesse. Solo in questo modo l’adolescente può assicurarsi di costruire la propria identità sociale, cioè il modo, riconosciuto e legittimato dagli altri, in cui si posiziona all’interno della società, nonché i gruppi sociali a cui sente di appartenere.

Ricordiamo a questo proposito il contributo di Tajfel (1979), che per primo studiò come i gruppi a cui le persone appartengono, ad esempio la famiglia, una classe sociale o una squadra sportiva, rappresentano un’importante fonte di orgoglio e autostima, e pertanto forniscono un senso di appartenenza al mondo sociale, chiamato appunto identità sociale.

Talvolta, purtroppo, la trasgressione si esaspera nell’antisocialità, ossia una condotta indiscriminatamente oppositiva e impulsiva, caratterizzata da un senso di grandiosità e una grave mancanza di empatia.

I fattori di rischio dell’antisocialità sono di ordine genetico, infantile e ambientale. Nel primo caso si tratta di fattori di temperamento come la tolleranza allo stress; nel secondo caso di un’esperienza infantile con genitori scarsamente capaci nell’accudimento; nel terzo caso invece ci si riferisce al contesto socio-culturale di appartenenza. Si può prevedere, quindi, che un ragazzo con scarsa capacità di gestione dello stress e dei genitori trascuranti, che vive in un quartiere solito ad atti delinquenziali e frequenta ragazzi devianti e poco istruiti, sia molto più esposto al rischio di sviluppare una personalità antisociale.

Ma come contrastare la tendenza deviante dell’adolescente?

Come può, un genitore e l’intera società, adoperarsi per fare in modo che l’adolescente non diventi un delinquente?

Innanzi tutto bisogna tenere lontana la minaccia dell’etichettamento. Qualificare negativamente l’adolescente deviante è il primo passo che conduce alla sua condanna. E’ fondamentale, infatti, tenere conto del fatto che la condotta deviante si innesta laddove sussiste una domanda di riconoscimento sociale. Se al giovane deviante alle prese con una difficile ricerca d’identità viene affibbiata un’etichetta negativa, egli potrà preferirla alla mancanza d’identità e farla propria, pur di essere qualcuno.

In secondo luogo va considerato che ridurre la libertà dell’adolescente ribelle con limiti e punizioni non è un metodo risolutivo, poiché reprime e colpevolizza senza prestare attenzione al disagio sottostante.

Un metodo di gestione del deviante altrettanto parziale è considerarlo “deficitario”, cioè pensare alla sua oppositività come all’espressione di un deficit di controllo, empatia, attenzione ecc… Sebbene questa posizione non sia del tutto impropria, induce l’adolescente a pensare di essere sbagliato, e tale etichetta andrebbe a sommarsi o sostituirsi a quella di deviante, senza promuovere alcun passo in avanti.

L’approccio più funzionale è quello di riconoscere e validare il bisogno che esiste alla base della devianza e cercare un’alleanza con il ragazzo, sospendendo ogni forma di giudizio e dedicando ascolto alle frustrazioni che porta dentro.

Nella pratica educativa quotidiana dei genitori, come in quella professionale degli insegnanti, tentare di leggere il senso del comportamento di un ragazzo fermandosi alla forma non è mai l’atteggiamento giusto. Certo, non è semplice né immediato accedere al suo mondo interiore, ma provarci con sincero interesse è l’unico modo per riuscirci e dare impulso ad una reale crescita.

Autore: Alessia Mancini

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